BARBA: PREMIO BAROCCO? TUTTI LO VOGLIONO…E NESSUNO SE LO PIGLIA!

La storia del Patron Cartenì ricorda molto da vicino il percorso di vita di Mastro Caniglia che – dice l’adagio popolare – “...tutti lo vogliono e nessuno se lo piglia...”
Con la stessa ciclicità con cui ai nostri occhi di contribuenti si presenta una cartella esattoriale, i claudicanti protagonisti del Premio Barocco, a rotazione, ci esibiscono sempre lo stesso piagnisteo intonato con la stessa identica cantilena.
Il refrain è quello noto: visto che i Salentini non ci vogliono bene, visto che i gallipolini non sono brave persone, visto che il Sindaco di Lecce non ci dà ascolto, visto che il Presidente della Provincia dice di avere qualche problema più urgente del Premio Barocco, visto che gli amministratori di Gallipoli “…meglio non parlarne…”, visto tutto ciò, noi organizzatori del premio ce ne andiamo. Ci portiamo il “Barocco” fuori dal Salento. E stavolta ce ne andiamo veramente… Adesso lo facciamo proprio sul serio…
E giù con la tiritera delle destinazioni papabili: Sassari, Asti, Merano, Francavilla a Mare, Vibo Valentia, Trapani e così via…
Tutte le amministrazioni comunali di questi importanti centri – dicono gli organizzatori un anno prima per l’anno dopo… – farebbero carte false per essere location del Premio Barocco. E per questo evento si metterebbero in lunga lista d’attesa: sindaci, presidenti di provincia, governatori di regione, presidenti di unioni dei comuni, di gruppi di azione locale, di aree vaste ed anche, perché no…, presidenti di Ato. Tutti in spasimante attesa di portare via dal Salento questo spettacolo che va in onda sulla Rai e che, proprio per andare in onda sulla Rai, la rete ammiraglia, con il denaro dei contribuenti, a quanto ci è dato di sapere, paga già profumatamente artisti, produttori e organizzatori.
Tutte queste destinazioni, poi, chissà perché e chissà per come si sciolgono come neve al sole. I contatti con gli amministratori si rarefanno. Gli approcci si diradano. Le promesse diventano tristi presagi. E sin dal mese di marzo di ogni anno Cartenì ritorna all’attacco, scomodando protocolli d’intesa con la Provincia di Lecce, chiedendo spazi prima all’aperto e poi al chiuso all’amministrazione comunale del capoluogo salentino, esigendo patrocini con o senza finanziamento dall’amministrazione comunale di Gallipoli, infischiandosene dell’indirizzo di promozione e sviluppo turistico che la Perla dello Jonio si è data per volontà del Consiglio Comunale eletto dai cittadini.
Niente, Cartenì non ne vuole sapere. Per lui il Premio vale come una serata degli Oscar del Cinema e quindi chi non è con lui, chi non lo sostiene e non lo supporta… “peste lo colga…”.
Tutto umanamente comprensibile, per carità. Ma anche alla comprensione, soprattutto quando viene accompagnata da una buona dose di maleducazione e da un calo verticale di eleganza, c’è un limite.
Non si può ascoltare in silenzio l’attacco a testa bassa contro l’Amministrazione Comunale della Città Bella rea, a suo dire, di avere un’altra idea dello sviluppo e della promozione di Gallipoli. Cartenì vuole imporre la sua idea? Si candidi, chieda il consenso dei cittadini e detti poi le linee programmatiche della promozione della città. Ad oggi è un comune cittadino che presenta, come tanti altri, una proposta di spettacolo e che deve restare in attesa della valutazione da parte dell’ente pubblico, dal momento che egli pretende di avere la quasi totalità dei finanziamenti dall’ente medesimo. A trovarsi sponsor privati, nemmeno a parlarne… a mettere le mani nelle proprie tasche, nemmeno per idea. A mettere le mani in tasca al suo entourage, lungi da lui. Chi gli impedirebbe di andare in giro a recuperare imprenditori estimatori del progetto che lo finanzino e lo sostengano? Lo faccia. Nessuno potrà evitargli di presentarsi con uno spettacolo interamente sostenuto dai privati. Al momento mi pare di capire che l’Amministrazione di Gallipoli voglia qualcosa di più coinvolgente, stuzzicante, divertente, entusiasmante, ammaliante, intrigante e prorompente della formula stantia del Premio Barocco. Una formula che pare non reggere più.
Sono veramente stucchevoli le lamentele stizzite e stizzose del Patron Cartenì, che – come italico vizio - prova sempre a buttarsi avanti per non cadere indietro. Quanto al fatto poi, come ho sentito dire, che il Premio Barocco starebbe alla città di Bari come San Nicola sta a Lecce, vorrei solo aggiungere, per restare in questa proporzione matematica di metafore, che, esponendo certe teorie, talvolta, si corre il rischio di mettere in rapporto un mucchio di frottole con la Verità.
Di una cosa mi dispiaccio, ma mi dispaccio veramente. E cioè che malgrado i miei ripetuti moniti, nessuno voglia indagare sulla montagna di debiti posti in essere dagli organizzatori del Premio, organizzatori che cambiano ragione sociale come cambia il vento per non dover rispondere alle conseguenze che hanno posto in essere precedentemente. Si badi: ciò è cosa grave perché tanti lavoratori sono ancora in attesa delle loro spettanze per aver prestato servizio, a vario titolo, nell’organizzazione del Premio. Di queste persone non interessa proprio a nessuno?
Non si capisce, infine, in nome di quale ruolo il Cartenì parli, dal momento che quando gli si presenta qualche conto egli dichiara di non avere incarichi, mentre quando c’è da chiedere diventa patron, presidente, titolare, di tutto e di più.