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Bambini ed esperienza migratoria, riannodare i fili spezzati di vite preziose

Sono state 126 le persone che hanno partecipato al seminario dal titolo “In bilico: L’esperienza migratoria vista con gli occhi dei bambini”, tenutosi online il 2 e 3 settembre (per le province di Foggia e Bari, con un totale di 66 partecipanti) e il 9 e 10 settembre (per Bat e Brindisi/Lecce/Taranto, con 60 partecipanti).

E se la presenza delle donne è stata prevalente, le fasce d’età (dai 25 anni in su) e i settori di appartenenza (pubblico/privato) sono stati adeguatamente rappresentati.

La formazione, che rientra nell’ambito del progetto Fami Salute “Prevenzione 4.0” (Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2014-2020 – Obiettivo Specifico 1. Asilo – Obiettivo nazionale ON 1 – Accoglienza /Asilo – lett.c – Potenziamento del sistema di prima e seconda accoglienza – Tutela della salute), è stata tenuta da numerosi esperti sul tema.

Dopo i saluti istituzionali di Antonio Tommasi, dirigente Sezione Sicurezza Cittadino, Politiche per le Migrazioni ed Antimafia Sociale della Regione Puglia, e di Gianpietro Losapio, direttore Consorzio Nova, sono intervenuti durante gli incontri Sabina Dal Verme e Claudia Bruni, esperte in Psichiatria Transculturale della Cooperativa Sociale Multiculturale “Crinali” di Milano, Milena Piscozzo ed Elisabetta Micciarelli, membri dell’Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’intercultura del Miur; Paola Spadaro, psicologa e psicoterapeuta dell’età evolutiva; Michela Gritti, medico specialista in Neuropsichiatria Infantile degli “Spedali Civili” di Brescia; Marco Galiano e Giuseppina Morano, dirigenti scolastici.

Il percorso d’integrazione e di strutturazione dell’identità personale, culturale e sociale dei bambini migranti è particolarmente complesso e li rende vulnerabili. Per questo, i più piccoli hanno maggiormente bisogno di essere accolti e sostenuti da chi opera nei servizi educativi.

Lo ha spiegato con una bellissima metafora una delle docenti del corso, l’ostetrica e filosofa Sabina Dal Verme, fondatrice della Cooperativa Sociale Multiculturale “Crinali” di Milano. «Ogni cultura – ha detto la dottoressa Dal Verme – è l’esito di una trasmissione generazionale che mette assieme genitori, nonni e famiglia allargata. Appartenere a una cultura è come essere una perla di una fitta collana, di cui le altre perle rappresentano le generazioni e i fili della stessa la fitta trama che le tiene assieme, legandole. Una trama che lega corpo, psiche, cultura e lingua in modo inscindibile, tessuta dalle generazioni nel corso degli anni.

La migrazione può rompere i fili della trasmissione fra le generazioni e quindi le bambine e i bambini possono crescere senza sentirsi di appartenere a una genealogia e a una cultura, vagando come perle staccatesi da una collana in un universo indefinito».

Per questo «una scuola accogliente è chiamata a riannodare i fili spezzati, avvicinando il Paese d’origine e l’Italia e incoraggiando la trasmissione della lingua materna (unitamente all’apprendimento della lingua seconda)». Perché la presenza di un’altra cultura è sempre una risorsa, mai un limite.

Insegnanti, mediatori linguistici ed educatori sono chiamati dunque a divenire tutori di resilienza, laddove per resilienza si intende la capacità di sviluppare risorse utili a costruire in modo positivo e creativo la propria identità nella dinamica fra ambiente di appartenenza e ambiente di accoglienza.

Ciò può evitare che la vulnerabilità di questi bambini, spesso aggravata dalla non conoscenza della lingua, si traduca in esperienze di insuccesso e disagio scolastico e in un’erronea richiesta di diagnosi per disturbi del neuro sviluppo o dell’apprendimento.

La platea, formata per lo più da assistenti sociali, ma anche da insegnanti, studenti, educatori, psicologi, mediatori culturali e logopedisti, ha recepito il messaggio con interesse ed entusiasmo, definendo la conferenza «coinvolgente» e auspicando futuri incontri sul tema, possibilmente in presenza, per «continuare ad approfondire le tematiche dell’accoglienza, della familiarità nell’inserimento nella società, dell’istruzione».

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