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DECRETO MADIA SULLA RIFORMA DELLE CAMERE DI COMMERCIO

Sintesi dell’incontro odierno con i parlamentari salentini e i sindacati

Il Presidente Prete lancia un grido d’allarme, convocando i parlamentari salentini e i sindacati, perchè la riforma delle Camere di commercio sta passando in un silenzio assordante da parte di tutti gli attori del sistema camerale. “Le Camere di Commercio di Lecce e Brindisi” – afferma Prete –  hanno voluto  segnalare all’opinione pubblica il terremoto che si abbatterà a breve sul sistema camerale, se il governo modificherà il testo del decreto della riforma delle camere. Le Camere di commercio hanno subito due riforme: il taglio del diritto annuale e accorpamento delle sedi, riforma di fatto accettata dal sistema, anche se ha apportato al dissesto gli enti camerali  per il taglio del diritto annuale: taglio fissato al 35% per lo scorso anno, 40% per quest’anno e 50% per il 2017, taglio che nel 2018 porterà le camere al default. E’ stato accettato  anche il taglio  delle sedi camerali, da 105 a 60, alcune camere hanno già avviato il processo di accorpamento, tanto per rimanere in Puglia Brindisi e Taranto hanno già intrapreso questa strada. Il Governo poi è passato  alla seconda riforma, anche se si parla ancora di bozza, se ne sarebbe dovuto parlare in Consiglio dei Ministri nei giorni scorsi, ma è slittata, forse perché qualcuno si è accorto  che si stava commettendo qualche leggerezza. La bozza prevede uno  svuotamento delle funzioni finora svolte dalle Camere di Commercio, rimane solo il Registro Imprese, il Metrico e il Punto unico di accesso (un unico punto di raccordo tra imprese e P.A.). Promozione, internazionalizzazione e tutte le altre funzioni  che la Camera di Commercio di Lecce svolge da 150 anni, scompaiono semplicemente. Venendo meno le funzioni, non ha più senso che ci sia il personale che le svolge, per cui la bozza del decreto prevede un taglio del 15% dei lavoratori, percentuale che passa al 25% per le Camere che si accorpano, percentuale che penalizza ancor di più le camere che si accorpano. Mi preme sottolineare che il sistema camerale non ha nessun costo per il bilancio dello stato, anzi tutt’altro, esse sono una fonte di introiti per lo Stato. Tanto per fare un esempio di quanto introita lo Stato, basti pensare che  la Camera di Commercio di Lecce riversa annualmente  alle casse dello stato un milione di euro.

Dopo le province, tocca alle Camere di Commercio, i presidi territoriali spariscono.  E se fino a qualche anno fa le parole chiave erano decentramento e federalismo, oggi si parla di accentramento. Il sistema camerale sta subendo tutto ciò soprattutto per volontà di una associazione di categoria, ma per quale motivo? Oggi le Camere di Commercio hanno un tesoretto che fa gola a molti, in primis il registro delle imprese, un patrimonio di dati dal valore inestimabile. A questo si aggiunge  un patrimonio immobiliare piuttosto consistente e le partecipazioni immobiliari, a volte maggioritarie, in aeroporti, autostrade, fiere. Non posso pensare che qualcuno voglia mettere le mani su questo tesoro, ma a volte a pensare male, è peccato,ma  ci si azzecca. Nessuno è contro la riforma, le riforme vanno fatte e fanno bene al paese soprattutto quando vanno nella logica della semplificazione. Ma la bozza di riforma come la conosciamo oggi va in direzione opposta, in un’ottica di dispersione di tutto ciò che finora gli enti camerali hanno fatto”.

Il presidente Prete passa la parola al Presidente della Camera di Commercio di Brindisi, Alfredo Malcarne. Il quale sottolinea che non intente parlare nello specifico degli accorpamenti in atto, ma intende fare qualche riflessione sula bozza. “L’errore sta a monte, nel taglio del diritto annuale, gli enti camerali non avendo risorse finanziarie non possono fare più ciò che facevano prima. Qualche “scienziato” ha sostenuto nei giorni scorsi sulla stampa,  che le Camere di Commercio andrebbero chiuse, probabilmente dovrebbe riflettere su ciò che accade all’interno del suo Ente.

La riduzione del diritto annuale chi l’ha voluta? a chi giova distruggere un sistema di competenze? Il danno non è per la burocrazia, per i lavoratori, il danno è la distruzione delle competenze che sono al servizio del  tessuto imprenditoriale locale. Così come il danno per  la perdita dell’autorità portuale di Brindisi non è solo   Brindisi, bensì per  il Salento intero”.

La parola passa all’on.le Rocco Palese il quale crede che la bozza di decreto non abbia grandi margini di modifiche, l’analisi parte da lontano: meno risorse, meno competenze, meno funzioni. Si cercherà un confronto con la parte governativa, assicura,  ma il Ministro Madia non la pensa in maniera diversa da ciò che contiene il decreto. L’impegno dei parlamentari salentini è quello di essere incisivi e convincenti.

Interviene l’onorevole Salvatore Capone, il quale replica al presidente  Malcarne sull’autorità portuale, dicendo che l’argomento richiede approfondimenti ma che intende rimanere a quello che è l’argomento per cui è stato convocato dal presidente Prete: la riforma delle Camere di Commercio. Capone sottolinea il fatto, di per sé positivo, del rinvio dell’esame del decreto da parte del Consiglio dei Ministri, per ulteriori approfondimenti, come ribadito dallo stesso Ministro Madia e sottolinea le due questioni fondamentali: funzioni e personale. Questioni che sono elementi centrali del decreto e che richiedono degli  approfondimenti, altrimenti il Consiglio dei Ministri l’avrebbe già approvato. Le riflessioni e i contributi emersi  oggi saranno portati all’attenzione del governo. L’impegno e la responsabilità dei parlamentari salentini  è  di lavorare nelle Commissioni parlamentari affinchè il decreto venga  modificato. Ovviamente la riforma delle camere va inquadrata  nell’ottica generale delle riforme che il governo  intende portare a termine. Per cui il suo personale impegno è quello di portare a casa la migliore riforma possibile, facendo proprie le istanze  venute fuori nell’ambito della discussione odierna, sempre nell’ambito delle cose possibili.

La parola passa al Segretario Generale dell’Ente, dr. Maurizio Pirazzini, il quale intende evidenziare alcuni dati. Lo 0,2% è il peso (solo virtuale) degli enti camerali sulla della spesa pubblica, solo virtuale in quanto lo Stato non spende nulla per il sistema, anzi riceve, come sottolineato prima dal presidente Prete. Negli ultimi sette anni la riduzione del personale è stata del 12% contro il 7% della P.A. La spesa per il personale pesa per il 46% contro il 70% degli altri enti pubblici. Le Camere, secondo uno studio di CGIA di Mestre, sono considerate efficienti dall’87% delle imprese. Un terzo delle imprese è iscritto  ad associazioni di categoria, che forniscono loro dei servizi, la Camera di Commercio fornisce servizi a tutte le imprese, anche quelle non associate che sono la maggioranza.

Il rappresentante sindacale Giannetto, a nome di CGIL CISL UIL, precisa che i sindacati non sono contrari alle riforme, ma sono contrari alle riforme fatte frettolosamente in 10-15 giorni, che non considerano le conseguenze e le ricadute sul territorio, già con un elevato numero di disoccupati. I lavoratori camerali oggi non costano nulla alle casse dello stato, ma dovesse attuarsi la mobilità tale costo ci sarebbe. Accanto ai lavoratori camerali, inoltre, ci sono quelli delle due Aziende speciali e quelli del Consorzio Servizi Avanzati. I camerali potranno usufruire della mobilità, i lavoratori del CSA non hanno ammortizzatori sociali. Non si possono aggiungere ulteriori disoccupati agli 185.000 attualmente presenti in provincia di Lecce.

Prende la parola il sen. Bruni il quale sottolinea che gli sprechi maggiori sono nei Ministeri e nelle Regioni e non nelle Province o nelle Camere di Commercio. Bisogna vigilare affinchè non avvenga ciò che è avvenuto per le province, i cui lavoratori stanno ancora aspettando di capire quale sarà il loro futuro, per cui assicura il suo impegno personale affinchè non si ripeta lo stesso errore.

Alla questione delle province si collega il sindacalista Vito Perrone, il quale sottolinea  che il governo deve ancora risolvere le problematiche del  decreto Del Rio, e vara il decreto di riforma delle camere di commercio: le riforme vanno fatte gradatamente in maniera da evitare o limitare i contraccolpi negativi.

Chiude i lavori l’on.le Marti sottolineando che Renzi  sta facendo le riforme che altri  prima di lui avevano provato a fare, ma tali riforme  non hanno  ricadute positive, bensì sono foriere di catastrofi. L’impegno dei parlamentari salentini ci sarà, anche di quelli oggi assenti a questo tavolo perché impegnati su altri,  ma è evidente che non c’è una vera riflessione sul tema Camere, ed il timore è che il decreto possa essere peggiore di come si palesa.

I parlamentari  Raffaele Fitto, Teresa Bellanova, Maurizio Buccarella, Federico Massa e Diego De Lorenzis, pur non essendo intervenuti per improrogabili impegni istituzionali, hanno garantito il loro sostegno affinchè  il decreto venga modificato secondo le indicazioni emerse nella discussione odierna.

Il Presidente Prete ha consegnato alla rappresentanza parlamentare salentina  un dossier  sulle modifiche da apportare al decreto per una riforma sostenibile.

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