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Festa dei giornalisti leccesi

“L’intelligenza artificiale” bisogna imparare a usarla senza farsi usare”.

Lo ha detto Vincenzo Corrado, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della Cei,
intervenendo a Lecce con una relazione sul pensiero critico e libertà dello spirito, nell’ambito della Festa dei giornalisti leccesi. Corrado ha chiarito che “la comunicazione non è mera trasmissione di dati, ma incontro e reciprocità”, richiamando il messaggio di Papa Leone XIV per la Giornata mondiale delle comunicazioni
sociali 2026. “L’essere umano non è una somma di dati”, ha affermato, avvertendo che giornalismo e comunicazione, “se non custodiscono volti e storie, diventano amministrazione di flussi informativi”.
Al centro della riflessione il nesso tra custodia, creatività, origine e originalità.
“Rinunciare al processo creativo e cedere alle macchine le proprie funzioni mentali significa seppellire i talenti”, ha detto Corrado, sottolineando che “nascondere il volto e silenziare la voce vuol dire perdere umanità”. Il direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della Cei ha
indicato nella Mail una “educazione alla libertà”, ribadendo che “la sfida non sta nel fermare l’innovazione digitale, ma nel guidarla”. Da qui l’appello alla responsabilità condivisa: “Sta a ognuno di noi alzare la voce in difesa delle persone umane, affinché questi strumenti siano
integrati come alleati”. Corrado ha richiamato la necessità di una governance etica e di “corpi intermedi che rappresentino la sensibilità di utenti ed educatori”, ribadendo che “nessuna tecnologia è neutra” e che il criterio guida resta il bene comune, contro la logica del clic e del
sensazionalismo.
A conclusione, la celebrazione eucaristica presieduta da mons. Panzetta, che nella sua omelia ha ribadito come le beatitudini sono la magna carta del cristianesimo.
Ecco un breve estratto dell’omelia di Monsignor Panzetta:
“Dobbiamo dire, carissimi fratelli e sorelle, che qui bisogna fare tanta strada perché spesso la presentazione del
cristianesimo è stata ricondotta a schemi doloristici, alla compassione. Certamente sono cose importanti, anche quello
fanno parte della vita. Il messaggio delle beatitudini ci invita a riscoprire la bellezza di essere credenti, la beatitudine di aver incontrato Gesù e la beatitudine di provare a vivere pure in mezzo a tante fatiche, peccati e limiti, lo stile di vita di Gesù. Lo Spirito Santo ci abilita continuamente a vivere secondo lo Spirito delle beatitudini quindi quando ci misuriamo con un percorso di vita così esigente, non dobbiamo mettere in conto solo le nostre forze. Non potremmo fare quasi niente solo con le nostre forze. È lo Spirito che ci abilita a scoprire lo stile di vita di Gesù e a calarlo concretamente dentro la nostra vita. Siamo certi che guidati dallo Spirito, daremo finalmente una testimonianza efficace dell’incontro con Gesù Cristo che ha cambiato la nostra vita” – ha concluso Monsignor Angelo Raffaele Panzetta.

di Adriana Greco

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