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JAZZ CONCERT -“DUKE ELLINGTON: THE SOUND OF LOVE”concerto in collaborazione con il comitato Lecce 2019

Proseguono gli appuntamenti musicali promossi dal Conservatorio “Tito Schipa” di Lecce, che nel suo ricco cartellone di concerti presenta al pubblico salentino le sue migliori realtà artistiche. Il nuovo incontro, che si terrà giovedì 15 maggio 2014 nell’Auditorium del Conservatorio (ore 20.00), è curato dalle classi di PATTY LOMUSCIO (canto jazz) e di LUIGI BUBBICO (pianoforte jazz), con un programma-omaggio al grande Duke Ellington, genio assoluto della storia del jazz.

In apertura l’attrice DANIELA NISI leggerà alcuni capitoli del Bid Book, il dossier della candidatura di Lecce a Capitale Europea.

La scaletta della serata si muove attorno ad alcuni tra i più noti jazz standard usciti dalla vena creativa di Ellington. Inizialmente concepiti come brani strumentali, poi divenuti anche vocali, questi brani sono stati registrati da un infinito numero di artisti di grande valore: da Ella Fitzgerald a Nat “King” Cole, da Frank Sinatra a Louis Armstrong a Theloniou Monk. Nel caso del “Duca” si parla spesso di musica espressionista e l’idea che le sue composizioni fossero dei “quadri musicali” o che egli riuscisse a “dipingere con i suoni” fu un concetto più volte narrato dallo stesso musicista (coltivò in gioventù anche una certa passione per la pittura, accarezzando l’idea d’intraprendere la carriera di cartellonista pubblicitario). Il brano “Mood indigo”, su testo di Irving Mills, è uno dei più significativi esempi dell’espressionismo di Ellington. In origine intitolato “Dreamy Blues”, fu composto nel 1930 per una trasmissione radiofonica. La canzone “In a Sentimental Mood” (1935), su testo di Irving Mills e Manny Kurtz, sarebbe nata a Durham (Carolina del Nord), come nelle parole del Duca: «Avevamo danzato in un magazzino di tabacco e, dopo, un mio amico, dirigente della North Carolina Mutual Insurance Company, diede una festa per noi. Stavo suonando il pianoforte quando un altro nostro amico ebbe dei problemi con due ragazze. Per rappacificarli, composi questa canzone là per là, con una ragazza su ciascun lato del pianoforte». Il titolo della canzone “It Don’t Mean a Thing (If It Ain’t Got That Swing)” del 1931, su testo di Irving Mills, è una frase spesso pronunciata da Bubber Miley (ex trombettista di Ellington) che in quei giorni stava morendo di tubercolosi. Divenne rapidamente famosa anche perché esprimeva «il sentimento musicale che era condiviso dalla maggioranza dei musicisti jazz dell’epoca». Fu la prima canzone a usare nel titolo il termine “swing”, segnando l’inizio di quella che sarà poi chiamata “età dello swing”. Il brano restò per decenni nel repertorio dell’orchestra di Ellington (fino al suo scioglimento), in programma quasi in ogni concerto. Il ruolo di cantante per questo pezzo era per solito ricoperto da Ray Nance, al quale si deve l’idea di cantare il refrain “Duh-wah-du-wah-du-wah-du” (nelle prime versioni, riff degli ottoni). “Take the A Train” (1938) è un jazz standard composto da Billy Strayhorn. Il titolo della canzone fu ispirato dalla linea A della metropolitana di New York, che portava dall’estremo est di Brooklyn fino ad Harlem e all’estremo nord di Manhattan, connettendo quelli che al tempo erano i più popolosi quartieri di colore. Divenne il pezzo di punta di Duke Ellington e spesso fu il primo eseguito da Ella Fitzgerald nei suoi concerti. “The star-crossed lovers”, nota anche con il titolo “Pretty Girl” (Ellington-Strayhorn), si rifà all’espressione coniata da Shakespeare in Romeo e Giulietta per la coppia di amanti ostacolati da una cattiva stella. È il numero nove dell’album Such Sweet Thunder, pubblicato nel 1957 dalla Columbia Records, strutturato in dodici brani ispirati alle opere del grande bardo. Il ricco programma della serata prevede anche “Prelude to a Kiss” (1938), su testo di Irving Gordon e Irving Mills; “Cotton Tail” (1940), sui cambi di ritmo da “I Got Rhythm” di George Gershwin, canzone-tema per il programma radiofonico “The Art of Jazz”; “Do nothin’ till you hear from me” (1940), su testo di Bob Russell; “Non Get Around Much Anymore”, in origine “Never no Lament”, brano registrato da Ellington nel 1940 come strumentale, testi di Bob Russell e nuovo titolo aggiunti nel 1942; “Things ain’t what they used to be” (1942), musica di Mercer Ellington, testo di Ted Persons; “Come Sunday” (1943), forte messaggio sul dolore della vita e sulla speranza in ciò che deve ancora venire, rinominata da Ellington, in occasione del suo primo concerto di musica sacra, col titolo “Davide danzò davanti al Signore e pregai”; “I’m Beginning to See the Light”, scritta da Duke Ellington, Don George, Johnny Hodges e Harry James (1944); “Isfahan”, terza di una serie di nove composizioni dell’album Suite Far East (1966), di grande impatto sul movimento musicale jazz asiatico-americano; “Duke Ellington’s Sound of Love” (1974), dall’album Changes One, splendida ballata scritta dal contrabbassista, pianista e compositore Charles Mingus per il suo più grande idolo musicale.

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