6 Nov 2026
ALLE CESINE UN PORTO PIÙ ANTICO DEL MOLO DI ADRIANO E UN IMPIANTO PER IL VINO AFFACCIATO SUL MARE: PRESENTATI I RISULTATI DELLA CAMPAGNA 2026
Sulla costa delle Cesine, prima ancora che l’imperatore Adriano facesse costruire il molo di San Cataldo, c’era già un porto. Davanti sorgeva un impianto produttivo dove probabilmente si lavorava il vino, pronto per essere caricato sulle navi. È il quadro emerso dalla campagna archeologica 2026 a Le Cesine, località San Giovanni, nel territorio di Vernole, presentata questa mattina a Lecce nella sede della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Brindisi, Lecce e Taranto.
Le ricerche, condotte a terra e in mare dal Gruppo ArcheoSub del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento sotto la direzione scientifica della professoressa Rita Auriemma, si sono concentrate su due fronti. In mare, nello specchio d’acqua davanti all’Edificio Idrovoro, è stato indagato un settore di un complesso portuale presumibilmente di età augustea (I secolo a.C. – I secolo d.C.). Lo studio ha precisato la tecnica edilizia e il modo in cui la struttura fu messa in opera. Con il CNR di Lecce, e in particolare con Giuseppe Scardozzi, sono stati prelevati campioni dai grandi blocchi della fondazione del molo, per stabilirne la provenienza.
A terra si è ampliato in modo consistente lo scavo dell’insediamento individuato lo scorso anno. Ormai la sua vocazione produttiva sembra accertata. Gli archeologi ipotizzano, con cautela, un impianto di vinificazione o, meno probabilmente, di produzione dell’olio, forse parte di un insediamento più ampio dove si trasformavano i prodotti dell’entroterra. Si sa infatti che quel territorio era dedicato all’arboricoltura intensiva. Un impianto per la produzione di anfore per l’invasamento di olio e vino locale, con fornaci, è noto a Masseria Ramanno, oggi a nord della superstrada Lecce-San Cataldo, che i bolli collegano ai centri di Giancola e Marmorelle nel Brindisino. La posizione dell’insediamento di San Giovanni, a ridosso del porto, era strategica: i prodotti potevano essere caricati subito su piccole imbarcazioni dirette a Brindisi o su navi più grandi impegnate in rotte a medio e lungo raggio.
«Abbiamo accolto con piacere la presentazione dei risultati degli scavi archeologici condotti dalla professoressa Auriemma nel sito delle Cesine nell’ambito del ciclo “Conferenze in SABAP: Archeologia, Architettura e Paesaggio” – ha detto il soprintendente Antonio Zunno -. Il ciclo dedica spazio alle ricerche archeologiche svolte sul territorio e alla condivisione dei risultati raggiunti, offrendo occasioni di approfondimento e confronto tra istituzioni, studiosi e comunità. L’incontro di oggi si inserisce in questo percorso, contribuendo a diffondere la conoscenza di un contesto particolarmente importante per la ricostruzione del paesaggio antico».
«Per la comunità di Vernole questi scavi sono una scoperta e insieme un’opportunità – ha detto il sindaco di Vernole, Mauro De Carlo -. Sapere che su questo tratto di costa, duemila anni fa, c’erano un porto e un luogo di lavoro ci restituisce una parte della nostra storia. L’impegno dell’Amministrazione è continuare ad accompagnare questo percorso perché il sito diventi un patrimonio da conoscere e da vivere, nel rispetto dell’ambiente straordinario della Riserva».
«Stiamo ricostruendo un paesaggio, più che singole strutture – ha sottolineato la professoressa Auriemma -. Il porto e l’impianto produttivo ci parlano di un sistema economico che legava le campagne alle rotte del mare. Per questo il nostro lavoro tiene insieme terra e acqua e non si ferma allo scavo. In questi mesi abbiamo aperto il cantiere ai cittadini con visite, archeowalking e attività di public archaeology: la ricerca ha senso se diventa conoscenza condivisa».
«Il sito delle Cesine, per la sua posizione lungo la costa e per il particolare contesto paesaggistico e ambientale in cui si inserisce, richiede la definizione di una strategia di tutela e conservazione condivisa, capace di considerare unitariamente il patrimonio archeologico e il paesaggio di cui è parte integrante – ha detto la funzionaria archeologa Antonella Pansini –. In questo percorso, l’approfondimento delle ricerche archeologiche riveste un ruolo fondamentale: comprendere pienamente il potenziale del sito e ricostruire l’evoluzione del paesaggio costituiscono il presupposto indispensabile per orientare le scelte di protezione dell’area. La conoscenza rappresenta, dunque, il punto di partenza per individuare interventi adeguati alle caratteristiche dei luoghi, attraverso un confronto tra Soprintendenza, Università, amministrazioni locali e comunità del territorio».
«Gli scavi ai siti archeologici delle Cesine e la loro fruizione, con visite dedicate, sono parte di un più ampio programma di animazione territoriale che abbiamo intrapreso con il Dipartimento di Beni culturali – ha aggiunto il direttore del Polo biblio-museale di Lecce, Luigi De Luca -. I paesaggi del territorio di Acaya, dalla costa al centro urbano, sono palinsesti stratificati dal ricchissimo potenziale storico e naturalistico, che meritano una cura particolare».
La restituzione pubblica proseguirà oggi alle 17 al Castello di Acaya con la presentazione del Laboratorio dei Paesaggi di Acaya – Acaya LandLivingLab, curato dal Polo Biblio-museale di Lecce. Seguirà la tavola rotonda “Archeologia e ambiente, archeologia per l’ambiente: futuri possibili per i siti delle Cesine” moderata da Carla Petrachi, con istituzioni, ricercatori, associazioni e cittadini, per provare a definire insieme scenari di sviluppo sostenibile e processi di rigenerazione di paesaggi solo apparentemente ‘minori’ e marginali ma in realtà ricchissimi di eccellenze storiche e naturalistiche.
Domani, sabato 7 novembre, alle 10, è in programma l’Archeowalking sul sito con ritrovo all’Edificio Idrovoro delle Bonifiche, insieme alla seconda edizione di “PuliAmo la costa” con le associazioni ambientaliste. Partecipazione gratuita, prenotazione obbligatoria: tel. +39 393 125 3321 – acayalandlivinglab@gmail.com



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