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“ASPETTANDO LA FESTA DELLA MUSICA”

Giunge al termine la Stagione Concertistica promossa dal Conservatorio “Tito Schipa” di Lecce. L’ultimo concerto in cartellone, organizzato in collaborazione con il Comune di Lecce, alla vigilia della “Festa Europea della Musica” che ricorre ogni anno nel solstizio d’estate, si terrà sabato 18 giugno 2016, nel Chiostro dei Teatini (ore 21:30), a cura dei solisti CHIARA RUCCO e GIAMMARCO LEUZZI (flauto), NICOLETTA VAGLIO e ANDREA RUCCO (pianoforte), sostenuti dall’ORCHESTRA GIOVANILE DEL “TITO SCHIPA” diretta da MICHELE NITTI.

In programma la celebre Marche funèbre d’une marionnette di Charles Gounod – scritta in origine per pianoforte (1872) poi arrangiata per orchestra sinfonica (1879) – che ironizza nel presentare la morte del burattino in duello, il corteo funebre, il ristoro dei dolenti e il rientro a casa. Questo brano risale al soggiorno londinese di Gounod, quando intraprese una suite per pianoforte che avrebbe dovuto intitolarsi Suite burlesque, abbandonata dopo aver completato questo solo movimento. Oggetto dell’ironia di Gounod pare fosse un critico che non apprezzava, del quale avrebbe deriso la «voce sottile, aspra, acuta, sopraneggiante» e le movenze da «scimmiotto di stoffa dai capelli rossi».

Sarà poi la volta del Concerto in sol maggiore per due flauti e orchestra (1793) di Domenico Cimarosa. Questa sinfonia concertante (Allegro, Largo e Rondò allegretto), che combina melodie e temi operistici con strutture stilistiche alla maniera di Haydn e Mozart, è di particolare importanza per l’epoca per il rilievo assegnato ai legni quali solisti.

Seguirà l’Entr’acte al III atto della Carmen (1875) di Georges Bizet, dramma d’amore e gelosia tra la bella e selvaggia Carmen e l’onesto Don José: una poetica melodia pastorale al flauto, su accompagnamento dell’arpa, e le entrate dialettiche degli altri strumenti con il solista.

Chiuderà la serata il Concerto per due pianoforti e orchestra (1932) di Francis Poulenc, scritto su commissione della Principessa de Polignac, alla quale il brano è dedicato. Nel primo movimento (Allegro ma non troppo) caratterizzato da diversi passaggi ironici e da un’esuberanza venata di malinconia, da un certo neoclassicismo paradossalmente associato a una verve da music-hall, figura pure un dolcissimo moto perpetuo ispirato alle sonorità del gamelan balinese ascoltate da Poulenc all’Esposizione Internazionale di Parigi del 1931. Il secondo movimento (Larghetto), dal temperamento fresco e allegro, è ispirato al classicismo viennese con spunti francesi sia nelle melodie sia nell’orchestrazione, che al solismo dei due pianoforti avvicenda il dispiegamento dell’intera orchestra. L’ultimo movimento (Allegro molto), che richiede un’ampia capacità d’assieme e alterna melodie orchestrate a effetti rumoristici (pianoforte e nacchere), sfocia in un improvviso e travolgente finale.

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