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Emicrania: accesso equo, nuovi modelli organizzativi e cure innovative per una patologia invalidante e non riconosciuta nei LEA

L’Italia è fra i Paesi con minore accesso alle più recenti terapie preventive specifiche per l’emicrania: solo pochi pazienti potenzialmente candidabili a tali terapie vi accede effettivamente. Garantire maggiore equità di accesso all’innovazione, inserire l’emicrania tra le cronicità del Piano Nazionale Cronicità e nei LEA.

Questi alcuni dei temi del confronto tra Istituzioni, Società Scientifiche e professionisti, durante l’evento ‘Emicrania una priorità dimenticata. Verso un nuovo percorso di cura e assistenza’, organizzato da Motore Sanità, grazie al contributo incondizionato di Abbvie,Pfizer e Teva.

L’emicrania rappresenta una delle patologie neurologiche più diffuse e disabilitanti a livello mondiale, con una prevalenza in Italia pari all’11% della popolazione (oltre 6,5 milioni di persone) ed è la prima causa di disabilità tra i 15 e i 49 anni, con un impatto economico che supera i 3,5 miliardi di euro l’anno, con costi diretti e indiretti per la forma cronica che possono raggiungere 13.000 euro a paziente. A fronte di questo burden, la spesa pubblica per i farmaci emicranici in Italia resta contenuta: circa 36,5 milioni di euro, meno dello 0,15% della spesa farmaceutica SSN.

Nonostante la ricerca scientifica abbia rivoluzionato la gestione dell’emicrania, persistono criticità organizzative e disomogeneità territoriali nella presa in carico dei pazienti, la necessità di estendere la prescrizione in regime di rimborsabilità anche agli specialisti territoriali oltre che ai Centri Cefalee e la difficoltà del paziente ad afferire a questi centri in modo tempestivo. Diventa fondamentale che l’emicrania rientri tra le patologie croniche di rilevanza nazionale e nei LEA.

Queste le parole di Maria Concetta Altavista, Direttore UOC Neurologia Dipartimento delle Specialità Mediche ASL Roma 1SIMG, “Le cefalee costituiscono un grave problema di salute pubblica che coinvolge entrambi i sessi e tutte le fasce di età, ma soprattutto i giovani e le donne tra i 15 e i 49 anni, con enormi perdite economiche e immediate implicazioni di politica sanitaria. L’emicrania si colloca al sesto posto tra le condizioni più diffuse e più disabilitanti al mondo secondo il rilevamento del Global Burden of Diseases. Circa tre miliardi di persone nel mondo soffrono di cefalea. Le cefalee comportano costi diretti (farmaci, esami strumentali, visite ambulatoriali, ricoveri ospedalieri) e, soprattutto, costi indiretti (ridotta produttività e/o perdita di giorni di lavoro). Spesso, i pazienti emicranici devono anche affrontare lo stigma sociale correlato a stereotipi e considerazioni tradizionale non scientifiche. Quindi, il miglioramento della gestione dei pazienti con cefalee è indispensabile per contenere una causa estremamente rilevante di disabilità nelle fasce più attive della popolazione ed è economicamente vantaggioso in quanto è in grado di ridurre perdite di produttività lavorativa e contenere la spesa sanitaria. Negli ultimi anni sono entrati in commercio farmaci efficaci e, spesso risolutivi quali la tossina botulinica, gli anticorpi monoclonali anti CGRP e i gepanti. Ma sussiste, frequentemente, un problema di accesso. In questa ottica, è fondamentale la riorganizzazione dei servizi sanitari per la cefalea che possa garantire la presa in carico dei pazienti al fine di favorire l’efficacia e l’efficienza delle cure”.

 Gianluca Coppola, Professore Associato di Neurologia presso la Sapienza Università di Roma ha spiegato che “Oggi è stata presentata la “Proposta di finanziamento per progetti regionali su emicrania e di indicatori di risultato da misurare” ed è stato fatto il punto sullo stato di avanzamento dei progetti regionali previsti dal Decreto Ministeriale del 23 marzo 2023 e successivamente prorogati dal decreto del 29 dicembre 2025, che hanno trasformato la sperimentazione iniziale in un progetto triennale 2023-2025 con conclusione fissata al 31 luglio 2026. Il focus è stato l’attuazione del nuovo piano gestione cefalea Lazio, recentemente recepito dalla Regione Lazio, che ha definito una rete regionale per la gestione della cefalea primaria cronica e specifici indicatori di monitoraggio delle attività assistenziali. La relazione evidenzia tuttavia le criticità emerse nella fase attuativa: ad oggi soltanto tre Centri Cefalee/ASL del Lazio hanno ricevuto i finanziamenti previsti e solo due hanno potuto utilizzarli concretamente. Abbiamo discusso possibili indicatori di esito e di processo utili a misurare l’efficacia dei futuri investimenti, con l’obiettivo di garantire equità di accesso alle cure, appropriatezza terapeutica e sostenibilità organizzativa per i pazienti affetti da emicrania cronica”.

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