26 Set 2026
Presentazione della raccolta inedita del poeta Salvatore Toma “L’idea che io ho di Dio” (Musicaos Editore)
Giovedì 1 ottobre 2026, alle ore 18.00, presso l’ALCA di Maglie (Sala Florio Santini, Via Vittorio Emanuele, 117), si terrà la presentazione del volume di poesie inedite “L’idea che io ho di Dio” di Salvatore Toma, edito da Musicaos Editore. L’incontro, organizzato da Pro Loco di Maglie, Fidapa Bpw Sezione Terra d’Otranto, Comune di Maglie, Alca, Musicaos Editore, sarà moderato da Cesare Minutello. Ai saluti istituzionali di Roberta Iasella (Assessore alla Cultura del Comune di Maglie) e di Mariarita Canitano (Presidente Fidapa Sezione Terra d’Otranto) seguiranno gli interventi dei relatori: Luciano Pagano, editore, che ha curato il volume, Antonio Errico, scrittore, giornalista e poeta, il professore Roberto Muci, la scrittrice e studiosa Anna Rita Merico. Durante l’incontro si terranno delle lettura a cura di Adele Maruccio.

Nel settembre del 1982 Salvatore Toma trascorse un periodo di degenza presso l’”Ospedale di Venere” a Bari. Durante quei giorni, non mancarono per il poeta riflessioni sulla propria esistenza e sul proprio rapporto con chi lo circondava e con Dio. Questo “quaderno” dove l’autore annotò queste poesie e rimasto a oggi inedito, ha avuto una breve circolazione tra le persone che conoscevano Salvatore Toma e che condividevano con il poeta un percorso di scrittura, in particolare Antonio Leonardo Verri lesse queste poesie e ne annotò sul suo diario, nel periodo in cui Salvatore Toma affidava a questi versi uno dei nuclei più intimi della propria scrittura e contemporaneamente terminava la revisione dell’ultima raccolta edita «Forse ci siamo», che avrebbe inviato di lì a breve a Oreste Macrì.
È un Dio a cui rivolgersi con il “tu”, quello di Salvatore Toma, un dio umano, in cui la poesia dell’autore trascende i territori consueti della sua poesia e in cui il sentimento della natura si fa più vivido. È un dialogo, un dissidio interiore, che trova pace momentanea in ciò che spera di ottenere, di conoscere, per poi trovare nuovo turbamento nella riflessione sulla propria condizione. La ricerca di Dio, al quale il poeta chiede che un accoglimento, coesiste con lo smarrimento nella donna, che è ricerca celeste e idea di Dio che si fa concreta.
Non siamo dinanzi a un gruppo di poesie religiose in senso stretto, il lettore non troverà in alcun punto versi di apologia o pseudo-conversione, la personalità e il carattere di Salvatore Toma sono declinati seguendo i “suoi” modi stilistici. Si tratta del documento personale e poetico di un uomo che in un momento di separazione dalla consuetudine del mondo in cui è abituato a vivere, riflette più da vicino sul proprio essere, mettendo in dialogo gli elementi propri del proprio linguaggio poetico. Il cerchio si chiude, risolvendo l’«idea che io ho di Dio» in senso naturale, umano, concreto, Salvatore Toma, grazie all’amore per il dio “libero e gioioso”, il dio nel mondo e della natura, ha conosciuto un dio umano, Regina, cui si affida.
Salvatore Toma nasce l’11 maggio 1951 a Maglie, in provincia di Lecce. Inizia a scrivere fin da giovanissimo, pubblicando le sue prime raccolte, da tempo introvabili, presso case editrici minori. Muore a trentacinque anni, il 17 marzo del 1987, dopo un breve ricovero presso l’ospedale di Gagliano del Capo. Nel 2020 Musicaos Editore ha pubblicato il volume Poesie (1970-1983), che raccoglie le poesie edite in vita da Salvatore Toma: Poesie. «Prime rondini» (1970), «Ad esempio una vacanza (a Babi)» (1972), «Poesie scelte» (1977), «Un anno in sospeso» (maggio 1977-luglio 1978) (1979), «Ancóra un anno» (1981), «Forse ci siamo» (1983), a cura di Luciano Pagano, con interventi critici di Benedetta Maria Ala, Lorenzo Antonazzo, Annalucia Cudazzo, Simone Giorgio, a quel volume si rimanda per ogni approfondimento bio-bibliografico più dettagliato.



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